Lettera di Enrico Nistri

Onoratissimo dalla lettera seguente speditami dall'amico Enrico Nistri.

Non condivido con lui la speranza di potersi esprimere liberamente in un ambiente come quello del futuro PDL....!

Ricordo comunque che Giovanni Gentile era sostenitore dello studio e dello sviluppo dei dialetti come mezzo per riscoprire il legame con la propria terra. Capisco che il contesto era differente, ma come principio in sè non vedo niente di discutibile.

Entrambi siamo uniti credo dall'amore per la rivoluzione gentiliana prima di ogni altra cosa...!


Caro Luigi,

ho avuto in questo periodo alcuni problemi di altra natura, per cui ho evitato di intavolare con te discussioni che avrebbero avuto bisogno di tempo e di serenità.

Non ti "ostracizzo" per la tua scelta di aderire alla Lega Nord, che mi sembra legittima, visto oltre tutto che, dal 2000 in poi, è un partito che è tornato a fare parte dell'alleanza di centrodestra e che ha contribuito al successo del Popolo della Libertà.

Non ti nascondo, inoltre, di condividere la tua delusione per taluni esponenti, locali e nazionali, del Pdl, anche e in certi casi soprattutto, di estrazione An, e di avere subito, come ti ho spiegato in privato, anch'io i miei torti, oltre tutto gratuiti.

Non ti nascondo, inoltre, che su talune questioni (vedi l'immigrazione, che per me è fondamentale) sono più vicino alla Lega che al Pdl e che la proposta Granata di concedere la cittadinanza dopo soli cinque anni, sostituendo lo jus sanguinis con lo jus soli, mi lascia inorridito.

Quando già s'incominciava a profilare tale ipotesi parlai con estrema chiarezza all'ultima assemblea nazionale di AN, inimicandomi probabilmente Fini ma mettendomi in pace con la mia coscienza. Anche da un punto di vista meno idealistico, sono sicuro che con la Lega avrei maggiori possibilità di lucrare incarichi e migliorare la mia situazione, perché questo partito ha sempre aiutato i suoi membri ed ha favorito la carriera degli intellettuali e dei giornalisti che sono entrati a farne parte.

Penso a Marcello Staglieno, a Paragone, al mio amico Gigi Moncalvo, che dopo un periodo di ristrettezze ha fatto una rapida carriera in Rai, dopo aver fatto propaganda, dalle private, per il non pagamento del canone...

Detto questo, debbo dirti con estrema franchezza che alla Lega non posso aderire perché non ne condivido l'impianto ideologico e la subcultura politica.

Non credo alla Padania, mi fa inorridire la proposta di sottoporre i professori a un esame di cultura locale e magari dialettale, quando la funzione storica della scuola è stata quella di fare gli italiani promuovendo una coscienza nazionale; sono scettico sul federalismo, anche perché, come sosteneva Fisichella, il federalismo può servire a federare realtà diverse, ma in uno Stato unitario è solo un fattore disgregativo.

Figlio di un toscano e di una siciliana (sia pure con ascendenze normanne e modenesi: bisnonno ufficiale del Regio Esercito trasferito in Trinacria), mi sento un figlio dell'unità d'Italia, che è stata realizzata certo con molti errori e ingiustizie (pensa alla feroce repressione del brigantaggio e allo smantellamento dell'industria del Regno delle Due Sicilie), ma che è assurdo mettere in discussione.

Nella Lega Nord, accanto a macchiette e a maneggioni, comuni del resto a tutti i partiti a lungo emarginati (pensa al vecchio Msi), ci sono persone di valore, che stimo, come l'amico Lazzeri, che ti prego di salutare e, credo, il professor Giorgetti; ma non mi sembra né onesto né corretto entrare solo per picca contro l'attuale dirigenza del Pdl o per arrivismo in un partito del quale non condivido alcuni postulati fondamentali.

Preferisco rimanere una voce critica all'interno del Popolo della libertà, almeno fin quando nel Pdl ci sarà spazio per voci libere. Non ho un bisogno né economico né morale di fare politica per vivere; ho avuto i miei vantaggi dalla politica (molti, in rapporto ai miei meriti; pochini, se confrontati con quelli ricevuti da altri, di cui evito di fare il nome), ma ho il mio lavoro, i miei interessi culturali e gli anni migliori della mia esistenza, dal 1979 al 1993, sono stati quelli in cui mi sono dedicato senza condizionamenti di sorta al giornalismo e alla scrittura.

Va da sé che auguro a te e ai tuoi amici tutta la fortuna possibile e naturalmente resto disponibile per le iniziative dell'associazione apartitica Giovanni Papini, di cui mi ha appena scritto l'amico Fiaschi.

Cordialmente,

Enrico