Per
favorire il dialogo è indispensabile l’unità di
linguaggio, per cui come non è possibile il dialogo fra un italiano
ed un cinese se non con l’intervento di un traduttore, è
altresì difficile se manca la cognizione esatta di quello di
cui si parla. Cercherò di spiegarmi con un esempio pratico. Il
Circolo Gabriele d’Annunzio è un circolo con finalità
politiche, perché inserito nella vita sociale e politica di una
città. Ora: cerchiamo di intenderci subito con il significato
delle parole. La parola politica, così spesso utilizzata da tutti
noi, media compresi, cosa significa? Se guardiamo sul dizionario troviamo
varie definizioni. Vediamone alcune:
- Arte
di governare uno Stato; insieme dei fini cui tende uno Stato e dei
mezzi impiegati per raggiungerli.
-
Insieme di decisioni e provvedimenti con cui i governanti amministrano
lo Stato nei vari settori e secondo diverse prospettive ideologiche.
-
Abile e astuto comportamento per raggiungere un determinato fine.
Le
definizioni 1 e 2 si adattano al nostro caso, ma c’è da
notare che la terza definizione è quella che la persona comune
identifica con la politica. A noi però è piaciuta un’altra
definizione di “politica”, e cioè:
La politica è l’arte del ben governare.
Non
basta cioè governare, è indispensabile governare bene.
E mi viene da pensare che questo possa anche essere indipendente dal
gruppo politico di appartenenza. E’ ovvio che in monarchia l’arte
del ben governare si traduce nel fare l’interesse del re; da un
punto di vista imprenditoriale si traduce nel fare l’interesse
della classe borghese, e così via. Ma nel caso di uno Stato democratico
l’arte del ben governare si traduce nel fare l’interesse
del popolo che ha eletto i suoi rappresentanti. Non voglio qui disquisire
sul fatto che il ben governare per una fazione politica può essere
diverso da un’altra fazione, tengo solo a precisare che il fine
deve essere l’interesse del popolo.
Bella
scoperta, mi si dirà, queste sono cose che sappiamo benissimo.
Bene, visto che ci siamo capiti, allora andiamo avanti.
Realizzare
l’utopia del ben governare è difficile per diverse ragioni:
storiche, culturali, etniche, e chi più ne ha più ne metta;
ed è ancora più difficile perché per fare le cose
perfette, è indispensabile essere perfetti. E mi sembra che l’uomo
e la società siano ben lungi dall’essere perfetti. Sono
perfettibili, ma non perfetti. Addirittura si arriva al punto che più
una persona studia e si applica ad una cosa, più l’ideale
di perfezione sembra allontanarsi da lui, con sua piena consapevolezza.
Basta parlare con un qualche studioso perché esso ce ne dia conferma.
Morale
(personale) della favola: l’uomo non arriverà mai alla
perfezione, perché più si avvicinerà più
essa sarà perfetta e sarà ideale e non realizzazione.
Personalmente
sono un uomo di “destra” per tante ragioni, e fra queste
spicca il mio credo religioso cristiano, che viene difeso appunto da
questa ideologia non atea, non miscredente, non titanica che invece
ha l’ideologia di “sinistra”. Cosa c’entra questo
con il discorso che facevo? Ebbene, come cristiano leggo nel Vangelo:
“Io sono la via, la vita, la verità… Senza di me
voi non potete fare nulla… Chi non è con me è contro
di me e chi non raccoglie con me disperde”. Sono parole del Cristo.
Si
legge ancora che quando il diavolo tentò il Cristo lo condusse
su un alto monte e facendogli vedere tutti i regni del mondo e la loro
magnificenza, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza
e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle
mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà
tuo”.
A
me non riesce dividere il settore religioso da quello politico, e ritengo
che chi creda di poterlo fare non solo sbagli completamente, ma si iscrivi
nell’elenco di coloro che hanno posato una pietra di buone intenzioni
per costruire la strada con cui è lastricata la strada che porta
all’inferno.
Siamo
uomini perfettibili, ma non perfetti, che si trovano in un mondo biologico
e che si sono organizzati per rendere migliore la vita. Hanno preso
spunto per questo dalla matematica, dalla biologia, dall’elettricità
e da tutte le altre discipline per vivere meglio. E allora perché
non dobbiamo prendere spunto anche dalla nostra religione, dal Cristianesimo
per migliorare non solo questa vita ma anche e forse soprattutto, quella
futura?
Il
discorso “fede religiosa”, si sa, o c’è oppure
non c’è. Non è che si può insegnare per farla
venire. Semmai sono le esperienze personali di vita che possono far
nascere la pianticella della fede, e a seconda le cure che le vengono
date questa pianticella può crescere o morire. Ma nessuno può
dare la fede ad un altro.
Ma
l'insegnamento e l'deologia della "destra" è quello
di appoggiarsi, valorizzare e credere nella nostra religione, e la nostra
religione non è fatta di democrazia, di referendum, di proposte
di legge, ecc.
La
nostra religione è monarchica, piramidale, che premia i meritevoli.
E
secondo noi non è possibile scindere la società, i suoi
componenti, cioè gli uomini e le donne, l'arte del ben governare
e la religione.
Secondo
noi spetta agli uomini e alle donne di buona volontà portare
avanti la perfettibilità della società unama, perfettamente
integrata dalla vita politica del ben governare e dalla vita religiosa
che aprirà nel futuro il governo di una società migliore
perchè non fatta da mani di uomini ma da Dio (vedi nel Credo
cristiano la frase: aspetto nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti
la Giustizia).
Le
nostre premesse sono quindi quelle di cercare di creare una società
migliore, basata sul soccorso e sull'aiuto reciproco, sull'amore, sull'attuale
uguaglianza del genere umano ma che solo Dio potrà dividere in
figli della luce e figli delle tenebre; una società specchio
imperfetto della società ideale di cui sopra, ma per la quale
vogliamo lavorare.
Noi
siamo contro la costruzione di idoli umani, quelli stessi che vediamo
in televisione e di cui i media sono pieni. Noi siamo per una società
che non adora il bue d'oro ma che accoglie il Mosè dell'antico
testamento.
Marco
Lunghi