Le nostre premesse

Pensieri fuori dai denti di Marco Lunghi

Per favorire il dialogo è indispensabile l’unità di linguaggio, per cui come non è possibile il dialogo fra un italiano ed un cinese se non con l’intervento di un traduttore, è altresì difficile se manca la cognizione esatta di quello di cui si parla. Cercherò di spiegarmi con un esempio pratico. Il Circolo Gabriele d’Annunzio è un circolo con finalità politiche, perché inserito nella vita sociale e politica di una città. Ora: cerchiamo di intenderci subito con il significato delle parole. La parola politica, così spesso utilizzata da tutti noi, media compresi, cosa significa? Se guardiamo sul dizionario troviamo varie definizioni. Vediamone alcune:

  1. Arte di governare uno Stato; insieme dei fini cui tende uno Stato e dei mezzi impiegati per raggiungerli.
  2. Insieme di decisioni e provvedimenti con cui i governanti amministrano lo Stato nei vari settori e secondo diverse prospettive ideologiche.
  3. Abile e astuto comportamento per raggiungere un determinato fine.

Le definizioni 1 e 2 si adattano al nostro caso, ma c’è da notare che la terza definizione è quella che la persona comune identifica con la politica. A noi però è piaciuta un’altra definizione di “politica”, e cioè: La politica è l’arte del ben governare.

Non basta cioè governare, è indispensabile governare bene. E mi viene da pensare che questo possa anche essere indipendente dal gruppo politico di appartenenza. E’ ovvio che in monarchia l’arte del ben governare si traduce nel fare l’interesse del re; da un punto di vista imprenditoriale si traduce nel fare l’interesse della classe borghese, e così via. Ma nel caso di uno Stato democratico l’arte del ben governare si traduce nel fare l’interesse del popolo che ha eletto i suoi rappresentanti. Non voglio qui disquisire sul fatto che il ben governare per una fazione politica può essere diverso da un’altra fazione, tengo solo a precisare che il fine deve essere l’interesse del popolo.

Bella scoperta, mi si dirà, queste sono cose che sappiamo benissimo. Bene, visto che ci siamo capiti, allora andiamo avanti.

Realizzare l’utopia del ben governare è difficile per diverse ragioni: storiche, culturali, etniche, e chi più ne ha più ne metta; ed è ancora più difficile perché per fare le cose perfette, è indispensabile essere perfetti. E mi sembra che l’uomo e la società siano ben lungi dall’essere perfetti. Sono perfettibili, ma non perfetti. Addirittura si arriva al punto che più una persona studia e si applica ad una cosa, più l’ideale di perfezione sembra allontanarsi da lui, con sua piena consapevolezza. Basta parlare con un qualche studioso perché esso ce ne dia conferma.

Morale (personale) della favola: l’uomo non arriverà mai alla perfezione, perché più si avvicinerà più essa sarà perfetta e sarà ideale e non realizzazione.

Personalmente sono un uomo di “destra” per tante ragioni, e fra queste spicca il mio credo religioso cristiano, che viene difeso appunto da questa ideologia non atea, non miscredente, non titanica che invece ha l’ideologia di “sinistra”. Cosa c’entra questo con il discorso che facevo? Ebbene, come cristiano leggo nel Vangelo: “Io sono la via, la vita, la verità… Senza di me voi non potete fare nulla… Chi non è con me è contro di me e chi non raccoglie con me disperde”. Sono parole del Cristo.

Si legge ancora che quando il diavolo tentò il Cristo lo condusse su un alto monte e facendogli vedere tutti i regni del mondo e la loro magnificenza, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo”.

A me non riesce dividere il settore religioso da quello politico, e ritengo che chi creda di poterlo fare non solo sbagli completamente, ma si iscrivi nell’elenco di coloro che hanno posato una pietra di buone intenzioni per costruire la strada con cui è lastricata la strada che porta all’inferno.

Siamo uomini perfettibili, ma non perfetti, che si trovano in un mondo biologico e che si sono organizzati per rendere migliore la vita. Hanno preso spunto per questo dalla matematica, dalla biologia, dall’elettricità e da tutte le altre discipline per vivere meglio. E allora perché non dobbiamo prendere spunto anche dalla nostra religione, dal Cristianesimo per migliorare non solo questa vita ma anche e forse soprattutto, quella futura?

Il discorso “fede religiosa”, si sa, o c’è oppure non c’è. Non è che si può insegnare per farla venire. Semmai sono le esperienze personali di vita che possono far nascere la pianticella della fede, e a seconda le cure che le vengono date questa pianticella può crescere o morire. Ma nessuno può dare la fede ad un altro.

Ma l'insegnamento e l'deologia della "destra" è quello di appoggiarsi, valorizzare e credere nella nostra religione, e la nostra religione non è fatta di democrazia, di referendum, di proposte di legge, ecc.

La nostra religione è monarchica, piramidale, che premia i meritevoli.

E secondo noi non è possibile scindere la società, i suoi componenti, cioè gli uomini e le donne, l'arte del ben governare e la religione.

Secondo noi spetta agli uomini e alle donne di buona volontà portare avanti la perfettibilità della società unama, perfettamente integrata dalla vita politica del ben governare e dalla vita religiosa che aprirà nel futuro il governo di una società migliore perchè non fatta da mani di uomini ma da Dio (vedi nel Credo cristiano la frase: aspetto nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la Giustizia).

Le nostre premesse sono quindi quelle di cercare di creare una società migliore, basata sul soccorso e sull'aiuto reciproco, sull'amore, sull'attuale uguaglianza del genere umano ma che solo Dio potrà dividere in figli della luce e figli delle tenebre; una società specchio imperfetto della società ideale di cui sopra, ma per la quale vogliamo lavorare.

Noi siamo contro la costruzione di idoli umani, quelli stessi che vediamo in televisione e di cui i media sono pieni. Noi siamo per una società che non adora il bue d'oro ma che accoglie il Mosè dell'antico testamento.

Marco Lunghi