Facciamo diventare Firenze la Davos dei beni culturali

Repubblica — 26 giugno 2008 pagina 2 sezione: FIRENZE

FIRENZE, la futura «Davos dei beni culturali». E' il fuoco d' artificio con cui il presidente Giovanni Gentile conclude, ieri, la sua relazione all' assemblea annuale 2008 di Confindustria Firenze dopo avere chiesto al politica un' alleanza in nome dello sviluppo e nessuna paralisi pre elettorale. Anzi il presidente popone, di fronte al ministro Matteoli, il presidente toscano Martini, quello della Provincia Renzi, il sindaco Domenici e la presidente nazionale di Confindustria Marcegaglia un rovesciamento a tutto tondo: altro che congelare i progetti, che la prossima campagna elettorale porti a compimento i vecchi e metta in cantiere i nuovi. La «Davos» sarà la ciliegina sulla torta. Gentile propone che «ogni anno o due, si riuniscano a Firenze tutti i più grandi protagonisti della gestione dei beni culturali nel mondo, per discutere di programmi, soluzioni, innovazioni». Ecco la città «che merita una legge speciale perché è speciale- ILARIA CIUTI

«NELLA NOSTRA CITTÀ LA ‘DAVOS’ DELLA CULTURA»:

IL PRESIDENTE DELLA QUINTA COMMISSIONE NARDELLA SCRIVE AI PARLAMENTARI FIORENTINI

22 Dicembre 2008 da admin
«Firenze, 19 dicembre 2008 Prot. n. 191/08
Ai Parlamentari
Sen. Pier Paolo Amato
Sen. Francesco Bosi
Sen. Vannino Chiti
Sen. Silvia Della Monica
Sen. Vittoria Franco
Sen. Massimo Livi Bacci
Sen. Achille Totaro
On. Riccardo Migliori
On. Guglielmo Picchi
On. Michele Ventura
On. Denis Verdini
e p.c.
Al Presidente di Confindustria Firenze
Dott. Giovanni Gentile
All’Assessore alla Cultura di Firenze
Dott. Eugenio Giani

Gentili Senatori e Deputati ,
mi rivolgo nuovamente alla Vostra attenzione, come già avvenuto in altri momenti, per chiedere un intervento a difesa dell’immagine e del prestigio della nostra comune città.

Mi riferisco all’annuncio di questi giorni del Ministro per i Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi, di non tenere a Firenze la convention internazionale sui beni culturali, nota come la “Davos mondiale della cultura”, bensì in un’altra città che, dalle cronache dei giornali, potrebbe essere Monza.

Come ben sapete, l’idea di organizzare in Italia un appuntamento mondiale dedicato ai grani temi della cultura è nata proprio a Firenze, grazie all’iniziativa del Presidente di Confindustria Firenze , Giovanni Gentile.
Molti di voi ricorderanno infatti che la proposta di dar vita ad un appuntamento annuale di questo tipo e di individuare nel capoluogo toscano la sede stabile per ospitarlo è stata avanzata in occasione dell’Assemblea annuale di Confindustria -Firenze nel giugno scorso alla quale molti di Voi hanno partecipato, come pure una autorevole rappresentanza del Governo italiano.

La stessa Commissione da me presieduta si è espressa unanimemente in favore di questo progetto in occasione di una recente audizione del Presidente Gentile in Palazzo Vecchio.

Per questo motivo le istituzioni fiorentine e la Commissione cultura tra queste, avevano accolto con piacere le dichiarazioni del Ministro Bondi di una settimana fa di organizzare una Davos mondiale della cultura, dimostrando in tal modo di apprezzare il progetto fiorentino al punto da farlo proprio.

Con grande stupore apprendiamo invece che il Ministro intenderebbe sì tenere in Italia questo appuntamento, bensì non nella città da dove è partita la proposta.

E’ inutile ricordare per quante e quali ragioni Firenze abbia tutte le caratteristiche storiche, culturali e strutturali per ospitare un evento di portata internazionale che abbia al centro la tutela e la promozione dei patrimoni culturali dell’umanità.

Il rischio concreto di perdere questa importante occasione di crescita economica e culturale, unitamente alla beffa di essere stati promotori dell’iniziativa, creerebbe alla nostra città ed alla nostra comunità un danno grave.

Mi rivolgo a Voi, in qualità di parlamentari legati a Firenze, per adoperarvi in tutte le sedi istituzionali e politiche affinché sia sventata questa sciagurata prospettiva e si restituisca alla città ciò che le spetta.

Con questi intendimenti Vi propongo di tenere al più presto un incontro con la Commissione Cultura del Comune di Firenze da me presieduta e gli altri soggetti interessati dall’iniziativa per valutare quali azioni comuni intraprendere per conseguire gli obbiettivi auspicati.

Certo che comprenderete l’importanza e la gravità della circostanza, invio a tutti Voi i miei migliori saluti.

Dario Nardella
Presidente della Commissione Cultura».
Firenze capitale della cultura nel mondo
Fonte: Qutidiano Il Firenze del 9 Febbraio 2009, articolo di Valentina Lo Bianco
Giovanni Gentile, Presidente di Confindustria Firenze.

Editore, nipote del più noto filosofo e già Ministro dell’Istruzione assassinato nel 1944, Gentile succede nella presidenza di Confindustria Firenze a Sergio Ceccuzzi nel giugno del 2007. Tra i suoi obiettivi primari c’è quello di fare del capoluogo toscano il punto di riferimento per tutta la culturamondiale.

Raggiunto l’accordo tra Confindustria Fiorentina e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ‘La sede per quest’anno è Monza, ma poi sarà trasferita in Toscana’. ‘In Italia la cultura è una risorsa economica tra le più importanti. Forse la principale vista l’alta concentrazione di opere nel territorio’.

Ci sono voluti quasi due anni tra preparativi e trattative. Da una parte Giovanni Gentile, presidente degli industriali fiorentini.

Dall’altra il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi. Risultato finale? Firenze diventerà la capitale della cultura nel mondo, ospitando, con cadenza ancora da definire, un forum internazionale a cui parteciperanno i massimi esperti del settore.

Da tempo lei ha questo progetto in mente. Qual è il senso?

Portare l’Italia al centro del dibattito internazionale sulla cultura. È un’iniziativa a cui sto lavorando assieme ai collaboratori di Confindustria già da un anno e mezzo. Prendendo a prestito il modello del forum di Davos sull’economia, vorremmo riproporlo nell’ambito della cultura. Quello di Davos, è un appuntamento annuale a cui intervengono i maggiori esperti del settore e i ministri dell’Economia. Quest’anno c’era Tremonti; in altri tempi intervenivano personaggi del calibro di Gianni Agnelli o Henry Kissinger. Si riuniscono per fare il punto, verificare le tendenze economiche, le strade da percorrere, le decisioni che dovranno poi essere prese.

Il Forum della cultura come dovrebbe concretizzarsi?

L’idea è quella di applicare lo stesso modello di Davos. Un appuntamento ricorrente (vediamo poi se avrà cadenza annuale o biennale anche se io preferirei lo si facesse ogni anno) a Firenze.

Scusi, ma nei suoi incontri col ministro Bondi non si è parlato di Monza come candidata ad ospitare l’evento?

È successo questo: Bondi era molto contento del progetto, ma aveva già preso degli accordi col Palazzo Reale di Monza per fare lì il primo incontro, in collaborazione con l’Unesco. Allora abbiamo deciso che in quell’occasione, attorno a settembre/ottobre 2009, verrà annunciato che dall’anno successivo tutto si trasferisce a Firenze, che diventerà così la sede permanente.

Perchè proprio la città Toscana?

Perchè è la sede ideale. È la città nel mondo con la maggiore concentrazione di beni culturali.

Torniamo al Forum. Lei è un industriale che si vuole occupare di cultura. Perchè?

Beh mi pare ovvio. La cultura in Italia è una risorsa economica tra le più importanti. Forse addirittura la principale vista l’altissima concentrazione di opere. E quando parlo di opere intendo sia i beni mobili che vanno dai dipinti alle sculture; sia il patrimonio immobiliare: dai monumenti, ai palazzi, con un occhio di riguardo anche ai siti monumentali.

Dunque?

Durante gli incontri con gli esperti vorremmo occuparci di recupero, conservazione, restauro, ma anche delle ricadute in termini economici. Dobbiamo renderci conto che l’ottica con cui si guarda ai beni culturali è ormai cambiata. Non si può più parlare solo di conservazione del nostro patrimonio. Ma dobbiamo considerarlo un motore propulsivo della nostra economia
Dunque, da una parte ci occuperemo di tutti gli aspetti più strettamente legati alla gestione dei musei o all’usufruibilità da parte del pubblico. Ma dall’altra apriremo spiragli a nuovi progetti.

Ci fa un esempio?

In Italia non esiste l’idea di fiscalità. Ossia, non è prevista una legislazione ‘premiante’ come negli Stati Uniti dove i privati che contribuiscono alla valorizzazione di questi beni, magari con delle donazioni, ottengono in cambio dei vantaggi fiscali. Questo sarà uno dei temi al centro dell’incontro in Lombardia.

In che modo si svolgerà il Forum?

Ci saranno due o tre giorni di convegni al massimo. Il numero delle persone coinvolte si aggirerà attorno a qualche centinaio, non di più. Chiaramente non è un evento di massa, non è che arriveranno gli eserciti di turisti. Non è quello che vogliamo. Saranno poi importanti le ricadute sul territorio, perchè questo forum porrà l’Italia sotto gli occhi di tutto il mondo.
L’Italia però è anche il Paese che tra i primi costi da abbattere, mette mano alla cultura…
Ecco, diciamo che questo evento va nella direzione opposta.

In che senso scusi?

Ecco vede, è un buon segnale. Sa, i tagli non sono mica dovuti a ‘cattiveria’, ma allo stato delle finanze nazionali e internazionali che, come lei sa bene, sono quelle che sono. Noi le risorse le cercheremo e le troveremo prevalentemente qui, a Firenze… Poi, dopo, naturalmente saranno coinvolti il ministero, il governo e vedremo più avanti i dettagli. Ma quest’iniziativa nasce col sostegno economico della città, da Confindustria che lo promuove alle Camere di Commercio.. Mi auguro che in seguito arrivi il sostegno dei privati, ma ora è prematuro parlarne.

Quindi i privati si sostituiscono allo stato per promuovere un patrimonio di tutti?

L’interesse che possono avere i privati è chiaro: il tornaconto economico. Il forum sarà un faro per la città con capacità di creare un indotto che coinvolge la mobilità aerea, quella terrestre con l’alta velocità, quella urbana, i settori turistici e così via dicendo.

Per rilanciare l’economia servono anche semplificazione, ampliamento di banda larga e wi-fi, migliori servizi pubblici, un tavolo con il Comune sul futuro delle aree dismesse in centro. Ma prima di tutto va garantita l’approvazione del piano strategico entro la primavera del prossimo anno ed il passaggio dal Demanio agli enti pubblici della Fortezza: «È due anni che aspettiamo e non succede nulla», sbotta Gentile. «Senza eventi internazionali una città non esiste — continua l’imprenditore alla guida di Confindustria — e oltre alla Davos dei beni culturali, il cui percorso inizierà tra un mese, servono gli 'stati generali' dell’università, la destagionalizzazione turistica, la realizzazione del nuovo teatro Comunale. E un destination manager che, come a Barcellona, eviti la frammentazione in mille rivoli di programmazione e politiche turistiche».

13/05/2009 Corriere Fiorentino